Lettera a Il Messaggero. “La sinistra torni a parlare di sicurezza” di Alessio D’Amato*
Caro Direttore,
ha ragione Luca Ricolfi che sulle pagine del suo giornale ha richiamato l’esigenza per la sinistra di non ignorare il tema sicurezza. Luca Ricolfi richiama un periodo storico, di cui sono figlio, in cui l’allora Partito Comunista Italiano di Berlinguer e di Armando Cossutta, aveva ben chiaro l’importanza della sicurezza e l’assoluta necessità di combattere contro coloro che la mettevano a repentaglio e aprire un fronte con la cosiddetta sinistra extraparlamentare o movimentista che, come dice Ricolfi, detestava le divise e disprezzava la normalità “borghese”. Mentre il Pci vedeva negli operatori delle forze dell’ordine i cosiddetti lavoratori in divisa, i figli del popolo come ricordava Pasolini per i fatti di Valle Giulia, di cui ricorrono i 50 anni dalla morte. Insomma, la sinistra deve tornare a parlare di sicurezza. Senza sicurezza non siamo liberi, come dice Walter Veltroni.
Se una ragazza ha paura di uscire la sera, o un anziano di prendere la metropolitana abbiamo fallito. La sicurezza non è un problema di difendersi da soli sul modello americano ma un problema di convivenza collettiva. Piero Calamandrei diceva “con la legalità non vi è ancora la libertà, ma senza legalità la libertà non può esserci. Perché solo la legalità assicura, nel modo imperfetto possibile, quella certezza del diritto, senza la quale non può esistere la libertà politica”. Ecco perché sbaglia chi come la destra tenta di trovare i capri espiatori nell’immigrato o scaricare sui sindaci. E sbaglia la sinistra a sottovalutare il problema sicurezza o, peggio ancora, ignorarlo.
Sono stato alla presentazione del rapporto alla città del sindaco Gualtieri, l’ho sempre fatto nella convinzione che bisogna avere un confronto istituzionale e saper ascoltare. Sul tema sicurezza c’è ancora molto da fare. Secondo gli ultimi dati forniti dal Ministero dell’interno un quinto dei reati denunciati nel Paese arriva da Roma e Milano. Ovvero esiste un tema di sicurezza nelle grandi aree urbane in cui il governo nazionale ha finora fallito e i sindaci non hanno saputo dare risposte.
Serve nelle grandi città una delega specifica alla sicurezza urbana, occorre un maggiore controllo del territorio, il vigile di quartiere, politiche che tengano aperte le scuole nel pomeriggio per favorire lo studio e lo sport. Insomma, serve cambiare paradigma e investire in politiche di prevenzione e sicurezza. I nuovi assunti nella polizia locale devono girare per le strade di Roma non stare chiusi negli uffici, servono dei nuclei speciali per contrastare i fenomeni della movida e controllo nei parchi urbani, serve una politica di controllo e coordinamento del territorio anche attraverso le nuove tecnologie.
Oggi intere zone delle grandi città sono off limits e il governo nazionale anziché buttare un miliardo di euro nei centri in Albania avrebbe fatto bene ad investirli per la sicurezza delle grandi aree metropolitane e nelle politiche di assunzione delle forze dell’ordine. Le forze di sinistra devono sfatare quell’assunto di Michela Murgia che, ricorda Luca Ricolti, asseriva che, quando vedeva uomini in divisa si spaventava. No oggi, semmai, nelle nostre città dobbiamo vederne di più uomini e donne in divisa perché la sicurezza è libertà delle persone.
Segretario Azione Roma
