Intervista ad Alessio D’Amato La Repubblica – 19 novembre 2025. Di Emiliano Pretto
D’Amato: Vedo solo più diseguaglianze – Un bluff i tagli alle liste d’attesa in realtà aumentano le rinunce alle cure
È uno scontro sul cosiddetto ambito territoriale di garanzia delle liste d’attesa, l’ambito entro cui garantire le prestazioni, quello aperto da Alessio D’Amato, ex assessore regionale alla Sanità e attuale consigliere regionale, alla lettura delle parole del presidente Rocca.
Consigliere D’Amato, partiamo dal grande tema dell’abbattimento delle liste d’attesa. Ieri se n’è discusso molto agli Stati generali della Salute. Non è una buona notizia?
Su questo tema il trucco c’è ma non si vede, diceva il mago Silvan. E il trucco è l’aver esteso l’ambito di garanzia per l’offerta di prestazioni all’intero territorio regionale. La legge stabilisce una certa prossimità territoriale, ma se questo ambito è a livello regionale la gran parte delle prestazioni il cittadino le deve rifiutare, perché troppo lontane da casa. C’è un numero abnorme di rifiuti che poi viene tolto dal denominatore e così sembra che il Lazio migliori. Ma in realtà non è così, perché il dato è falsato.
Veramente il presidente Rocca dice che l’ambito regionale l’ha ereditato da voi e che ora restringerà il territorio.
Prima l’ambito era a livello di Asl o distrettuale. Non è mai stato regionale. L’ultimo piano del 2022 stabiliva che l’ambito di garanzia era quello che ho appena detto. Sono stati loro, quando hanno deciso di estendere tutte le prestazioni nel Recup, ad ampliarlo all’intero territorio della Regione.
Oltre al tema delle liste d’attesa, a suo avviso quali sono le altre criticità nella nuova sanità del Lazio targata centrodestra?
Noto un sostanziale aumento delle diseguaglianze. I dati devono essere terzi, perché se sono quelli forniti dall’oste sono sempre buoni come il vino della casa. Quelli da prendere in considerazione sono i dati del Ministero della Salute, che certifica per tutte le Regioni i Lea (i livelli essenziali di assistenza), e il Lazio in questo, nell’ultimo anno, è andato indietro di sei posizioni nel ranking nazionale, soprattutto sulla parte prevenzione e territorio. E poi ci sono altri due dati importanti: il primo è quello sulla rinuncia alle cure. Il Lazio è ben oltre la media nazionale, con il 12% delle famiglie che, per difficoltà di accesso o a causa dei tempi lunghi, rinuncia alle prestazioni; il secondo è l’aumento della spesa privata a carico delle famiglie, con un balzo importante tra il 2023 e il 2024. Oggi il Lazio è la prima regione per spesa pro capite. Di fronte a un’esigenza, molti scelgono di fare una prestazione privatamente. Oggi chi ha più disponibilità economica si cura meglio nel Lazio.
Se potesse dare un consiglio non richiesto, cosa suggerirebbe alla giunta Rocca per migliorare la sanità?
Mi sentirei di dire a Rocca di non avere un approccio ragionieristico basato solo sui numeri. Di superare queste diseguaglianze di accesso e di puntare molto sulla prevenzione, un settore su cui il Lazio ha perso terreno in questi anni.
