Le scritte fasciste e le svastiche comparse sui muri del liceo Righi di Roma non sono un episodio marginale né una semplice azione vandalica. Si tratta di un atto intimidatorio deliberato che colpisce una scuola, gli studenti, il personale scolastico e il ruolo educativo e democratico dell’istruzione pubblica.
Colpire un istituto scolastico significa tentare di normalizzare l’odio e la violenza simbolica, trasformando la scuola in un terreno di intimidazione politica. È un fatto gravissimo che non può essere derubricato o minimizzato. Le scuole devono essere luoghi di libertà, confronto e crescita civile, non spazi da marchiare con simboli che la storia e la Costituzione hanno già condannato.
Quanto accaduto assume un significato ancora più inquietante perché avviene a ridosso della ricorrenza del centenario della scomparsa di Piero Gobetti, morto a soli 24 anni in esilio a Parigi a causa delle conseguenze delle aggressioni fasciste. Gobetti rappresenta un antifascismo morale e civile, fondato sulla libertà, sul pensiero critico e sull’autonomia delle coscienze. Vedere svastiche sui muri di una scuola, cento anni dopo, restituisce l’immagine di un triste e pericoloso ritorno ai tempi più bui della nostra storia.
Azione Roma esprime piena solidarietà agli studenti, ai docenti e a tutto il personale del liceo Righi. Episodi di questo tipo richiedono una risposta netta e chiara: l’individuazione rapida dei responsabili e una condanna senza ambiguità di ogni rigurgito neofascista.
Difendere la scuola pubblica significa difendere la democrazia. Roma non può permettere che tornino simboli e pratiche che la storia ha già giudicato e condannato.
